TINGUELY Jean
(Freiburg 1925 - Berna 1991)
La Vittoria [tavola n. 3]
Luogo: (Milano)
Editore: (Sergio Tosi)
Stampatore: N. D.
Anno: 1970 [novembre/dicembre]
Legatura: foglio impresso al solo recto
Dimensioni: 34x45 cm.
Pagine: N. D.
Descrizione: litografia a colori con intervento eseguito da Tinguely all’acquarello in colore oro: una delle 11 tavole in tecnica mista con intervento a mano dell’artista realizzate da Jean Tinguely per il portfolio «La vittoria» (Milano, Sergio Tosi, 1970). L’opera illustra parte del progetto relativo alla «Vittoria» di Tinguely fatta esplodere in Piazza del Duomo a Milano il 29 novembre 1970, e precisamente il disegno dell’impalcatura. Esemplare sciolto non firmato. Opera proveniente dalla raccolta personale di Silvestro Bini (Guidizzolo).
Bibliografia: Jean Tinguely «La vittoria», Milano, Sergio Tosi, 1970: tavola n. 3. Nell'esemplare riprodotto il disegno è modificato con tratti di colore rosso, numerato col n. 4, siglato "E.A." e firmato "Tinguely". Provenienza: Silvestro Bini
Prezzo: € 1200ORDINA / ORDER
Nel 1970 Pierre Restany e Guido Le Noci, direttore della galleria Apollinaire, decidono di celebrare, con il concorso della municipalità di Milano, il decimo anniversario della fondazione del gruppo dei Nouveaux Réalistes. Il 27 novembre, dieci anni dopo la pubblicazione da parte di Yves Klein del numero unico «Dimanche 27 novembre 1960», Arman, César, Christo, Gérard Deschamps, François Dufrêne , Raymond Hains, Martial Raysse, Mimmo Rotella, Niki de Saint-Phalle, Daniel Spoerri, Jean Tinguely e Jacques Villeglé si ritrovano a Milano per l’inaugurazione di una grande esposizione retrospettiva alla Rotonda della Besana. Tra il 27 e il 29 novembre nel centro di Milano si susseguirono esibizioni pubbliche e performance degli artisti che attrassero l’attenzione dell’intera cittadinanza, accompagnate da proteste, scandali, boicottaggi. Christo progettò di impacchettare la statua di Vittorio Emanuele II in piazza Duomo ma venne ostacolato da un gruppo di ex combattenti; ripiegò sulla statua di Leonardo da Vinci in piazza della Scala, ma il materiale per l'imballo venne bruciato da un gruppo neofascista; Arman distribuì mini accumulazioni di rifiuti in sacchi di plastica, César realizzò una delle sue espansioni, Niki de Saint Phalle eseguì una delle sue sessioni di tiro con la carabina, Rotella dovette lottare con numerosi contestatori per incollare i suoi manifesti lacerati in via Formentini, ecc. L'apice fu la sera del 29, ultimo giorno della mostra e data fissata per svelare un mistero: fin dal giorno 27 era comparsa in Piazza del Duomo, tra lo stupore della cittadinanza, una enorme struttura coperta da un telone viola su cui erano stampate a caratteri d’oro le lettere "NR". La sera del 29 Jean Tinguely tolse il drappo viola che nascondeva al pubblico la sua opera «La Vittoria»: un gigantesco fallo dorato che esplose nel cielo notturno di Milano, tra fuochi di artificio, fumo e scintille, autodistruggendosi in meno di tre quarti d’ora: la «V»ictoire du «N»ouveau «R»éalisme. L'anniversario del Movimento fu infatti anche il suo funerale ufficiale: per la prima volta nella storia un movimento artistico aveva deciso la data della propria estinzione, con tanto di Ultima Cena o Banchetto funebre al ristorante Biffi - estinzione che sola, futuristicamente, poteva coincidere con la sua «vittoria», appunto.

Per l'occasione venne pubblicato un portfolio di 16 stampe accompagnato da un opuscolo: Jean Tinguely, «La vittoria», Milano, Sergio Tosi, 1970. Il testo dell'opuscolo dichiarava: "La Vittoria di Jean Tinguely. Edizione limitata a 100 esemplari - raccolta di fotografie, documenti, progetti de «La Vittoria»: monumento anarchico autodistruttivo, realizzato a Milano sulla piazza del Duomo, il 28 novembre 1970, da Jean Tinguely - 16 tavole numerate e firmate a mano dall'artista: due acquaforti a un colore - una litografia a due colori - una litografia a un colore - una serigrafia a cinque colori - undici tavole a tecnica mista riproducenti i disegni preparatori, ognuna di queste tavole è stata rielaborata a matita, penna biro, pennarelli, pastelli, acquarello, china e con decalcomanie, timbri, piume, a mano dall'artista stesso".